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„Lascia, lo farò io al posto tuo!“

È indispensabile aiutare il bambino, ma non bisogna esagerare! I genitori compiono spesso molti compiti al posto dei bambini, acciocché essi non debbano faticare, non si facciano male, per mostrare loro il proprio amore, per fare loro un piacere, ecc. Oppure i genitori hanno fretta e non hanno tempo per aspettare che ad esempio il bambino si vesta da solo; allora gli abbottonano la camicia, gli mettono le calze, gli legano i lacci delle scarpe, ecc., nonostante il bambino stesso mostri interesse a fare le suddette attività e si diverta a farle. Inoltre, non si va a piedi all’asilo perché il bambino cammina lentamente o vuole camminare sui cigli della strada, così i genitori decidono di portarlo nel seggiolino, siccome è più semplice e veloce. A volte lo fanno le nonne o i nonni, ma essi trascorrono meno tempo con il bambino rispetto ai genitori e, dunque, il loro influsso sullo sviluppo del bambino è meno rilevante. Pertanto il “problema” principale sono i genitori.

Perché l’eccessivo supporto e aiuto dei genitori può rivelarsi dannoso per i bambini? I genitori lo fanno forse per proteggere il bambino? O soddisfando ogni minimo desiderio del bambino instaurano un rapporto di dipendenza e lo legano di più a sé? Comunque sia, l’eccessiva protezione non è naturale; non è conforme alla biologia e spesso viene erroneamente scambiata per amore e cura. Proteggere il bambino è senz’ombra di dubbio naturale, ma l’eccessiva protezione è sbagliata! Ad esempio, il bambino di otto mesi va a gattoni e incontra un ostacolo basso o non è in grado di afferrare il suo giocattolo preferito. Spesso e volentieri la mamma o la nonna rimuovono l’ostacolo o gli passano il giocattolo, per evitare che il bambino si sforzi. Sarebbe molto meglio aiutarlo a superare da sé l’ostacolo ed afferrare con le proprie mani il giocattolo. Una volta raggiunto l’obiettivo, in seguito si può creare un piccolo poligono con due o tre ostacoli e insegnare al bambino a superarli autonomamente fin dalla più tenera età. È necessario implementare le suddette attività molto precocemente e inventarne di nuove in continuazione, siccome i primi anni di vita sono i più importanti per lo sviluppo del cervello. Per quest’ultimo un ruolo capitale hanno la genetica, la nutrizione (specialmente nutrienti ricchi di iodio), l’ambiente circostante e il movimento. Più un movimento è complesso, maggiore è la superficie delle aree cerebrali che si attivano, di cui numerose sono quelle responsabili (tra l’altro) anche per le capacità cognitive. Pertanto è necessario consentire al bambino di muoversi quanto più, specialmente nell’ambito di attività che lo indurranno a ragionare sulle modalità per superare gli ostacoli in questione e per trovare la soluzione ottimale. I movimenti diventano ancora più complessi quando il bambino inizia a camminare. Infatti, egli inzia presto a ruotare su se stesso, a saltare verso l'alto e verso il basso, mantenendo sempre l'equilibrio. È particolarmente importante il periodo quando inizia a pronunciare le prime parole, siccome si tratta del periodo più intenso per il rimodellamento delle sinapsi nel cervello, il che esercita un enorme influenza sullo sviluppo delle sue abilità complessive. È un periodo non sempre facile per i genitori perché il bambino corre per la casa, salta dal divano sulla poltrona, si arrampica sui mobili, pone centinaia di domande ogni giorno, ecc. Alcuni genitori, erroneamente, non consentono al bambino di correre e saltare per l'appartamento, non rispondono alle domande poste ma accendono la TV e pensano di aver in tal modo risolto il problema. In seguito, quando si esce a fare una passeggiata, il bambino non è in grado di fermarsi, si arrampica sulle panchine, evita gli ostacoli fisici saltando, si arrampica sugli alberi, ecc. Le ricerche svolte nell'ambito della psicologia evolutiva hanno dimostrato che i bambini si assumono il rischio istintivamente, perché così si sviluppano e apprendono nuove cognizioni su se stessi e sull'ambiente circostante. Dunque, è necessario permettere loro di addestrarsi in tali attività, assicurando comunque la sicurezza dell'ambiente in cui si muovono. Non è compito dei genitori vietare al bambino di giocare e diverstirsi in questo modo, ma di tener conto della sua sicurezza. Ad esempio, se al bambino piace ruotare su se stesso, è bene incitarlo a farlo su un prato, non sul balcone di casa; se desidera correre, che lo faccia sull'erba nel parco, dove può anche cadere, non nel negozio dove si vendono prodotti di vetro e ceramica. I genitori dovrebbero capire che l'eccessiva protezione dei bambini non giova al loro sviluppo biologico, anzi, lo danneggia. Pertanto i genitori sono i primi e i principali insegnanti e allenatori, per cui lo sviluppo complessivo del bambino e il suo quoziente intellettivo sono responsabilità loro!

Autore: Ranko Rajović